“Cronache dal pianeta delle tecnoscimmie”: uno spazio per confrontarci sull’impatto sociale e psicologico (e non solo) delle nuove tecnologie

Da qualche settimana è attiva la pagina facebook “Cronache dal pianeta delle tecnoscimmie”,  uno spazio nel quale vorremmo esplorare un tema che ci appassiona: l’impatto sociale e psicologico (e non solo) delle nuove tecnologie.

Nell’era dell’iPhone e del wi-fi siamo “sempre accesi” e colpiti dalle nuove patologie dell’era digitale: chi riesce a staccarsi dal cellulare, e a sfuggire alla tirannia dell’email, dell’sms, del post? Chi resiste alla compulsione di leggere l’email la mattina, appena svegli, e di ricontrollarla prima di andare a letto? Di fatto trattiamo i nostri telefoni cellulari come piccoli Tamagotchi, e rispondiamo ubbidienti alle vibrazioni dei nostri piccoli mostri. Abbiamo tanti contatti, ma non riusciamo mai a chiudere la comunicazione; pc, telefonino, facebook, twitter, skype: siamo connessi, ma non siamo davvero presenti, e ci è sempre più difficile mantenere un’attenzione totale e costante, anche nei rapporti faccia a faccia. Mezzi avatar e mezzi zombie, ci siamo trasformati in “tecnoscimmie” e viviamo nel multitasking relazionale: non siamo mai al 100% sulla terra, né nello spazio. Siamo quasi prigionieri di quelle tecnologie che dovrebbero liberarci, arricchirci, potenziarci.

Le nuove tecnologie della comunicazione annullano le distanze, o impoveriscono la nozione stessa di spazio? Oggi ci ritroviamo in spazi pubblici senza più interagire: ognuno è incollato al proprio dispositivo mobile, che funziona come portale di accesso ad altre persone, ad altri luoghi. La tecnologia ci mette in ‘pausa’.

Il multi-tasking ci trasforma in esseri umani dotati di super-poteri, o ci auto-danneggia, illudendoci di aver raggiunto incredibili livelli di produttività, ma in realtà impedendoci di sviluppare pensieri davvero coerenti? Come cambia l’apprendimento nell’epoca della connessione?

Quali sono le conseguenze dell’uso della tecnologia sulla nostra identità? Oggi il sé si costruisce anche sulla base dei contatti raggiunti, dei “mi piace” ottenuti, delle chiamate ricevute, delle e-mail spedite. La tecnologia porta al ritorno del narcisismo e rende più fragili le personalità più sensibili, che hanno bisogno di costanti conferme.

A questi interrogativi la psicologa americana Sherry Turkle ha dedicato il libro “Insieme ma soli” (Codice Edizioni), nel quale analizza cosa succede quando è la tecnologia a costruire l’intimità: le relazioni possono ridursi a semplici connessioni, e la connessione facile si ridefinisce come intimità. Usiamo un sms per costruire un rapporto, ma anche per difendercene; preferiamo scrivere piuttosto che parlare al telefono e piuttosto che incontrarci, per assicurarci contro i rischi e ripararci dalle delusioni. Alla fine conta più il tweet brillante del fatto che “ci sei e ho bisogno di te”. Sembriamo vicini ma siamo lontani, e la nostra cyberintimità scivola in inquietanti cybersolitudini.

Su questi temi, e non solo – su come, ad esempio, sia cambiato il senso del “viaggiare” nell’epoca della connessione, su come si è rivoluzionato il nostro rapporto con le immagini … – vorremmo provare a discutere e confrontarci con voi.

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