da Sekota

7  settembre 2007.  Nota introduttiva

Quando ripenso all’Etiopia, le immagini che riattraversano la mia mente e cuore sono gli episodi comici, i sorrisi e gli sguardi curiosi e morbidi della gente.
E nel mio cuore voglio che resti questo, piuttosto che le difficoltà, o lo sconforto ed i problemi, che pure quelli ci sono stati ma che sono già scivolati via e vengono trascritti, se proprio si deve, per fini di lavoro e non per altro.

Qui, adesso, voglio richiamare al mio cuore, che in parte è ancora lì, i bei ricordi, E faccio tesoro dei preziosi gioielli regalatimi dagli abitanti, sia piccoli che grandi, di Sekota e degli altri posti che ho avuto la fortuna di visitare.
Si nel mio cuore rimarranno le gioie, i sorrisi e l’umanità di chi ho incontrato, e questi mi impegno a raccontare perché non c’è tempo, ne voglia di ricordare altro.

01 luglio 2007: la partenza da Londra

Viaggio verso l’aeroporto con una sensazione di sollievo e incertezza con rotta verso l’Etiopia.
Sto salutando l’occidente per andare incontro ad un luogo e ad un popolo che vive la vita in modo diverso. Sono curioso di vedere e di conoscere cose che non mi aspetto. Riconosco di essere un po alla ricerca del ‘richiamo della foresta’ e cioè alla ricerca dell’uomo che sono e alla riscoperta di un umanità che a Londra viene spesso offesa.
Ma riconosco anche che mi muovono degli interessi relativi alla mia vita in Europa come ad esempio investire nel mio futuro in questa società che spesso disprezzo ma alla quale, nel bene o nel male, inevitabilmente appartengo.

2 luglio 2007. Aeroporto

Nella cornice pazzoide e schizofrenica dell’aeroporto di Heathrow (dopo esserci stati due pseudo attentati terroristici) in attesa che dopo ore di ritardo chiamino il nostro volo, ho ufficialmente conosciuto la prima persona Etiope.
Abbiamo discusso delle implicazioni che il lavoro delle NGO può avere oggi nel suo paese. Il suo punto di vista è molto critico, e mi è parso abbastanza unilaterale e cieco alle sfumature.
Mi sono trovato in una posizione in cui dovevo difendere me e l’organizzazione con la quale andavo a lavorare (della quale avevo una limita conoscenza), ma il tutto era molto accademico e inesistente a livello pratico!
Il suo punto di vista era basato sull’inutilità logistica che molte NGOs seguono nel costruire i pozzi lontano da villaggi ai quali la gente non ha concretamente accesso, e mi ha ricordato che sto andando in un paese dove siamo anche visti come le ‘NGOs’ che arrivano per lavorare e spendere fondi a tutti i costi.
Questo è il motivo per il quale miro ad essere il più professionale possibile, e nel mio specifico caso organizzare un evento che inspiri un processo di risveglio e di presa di coscienza ‘coscientização’ nel senso Freiriano del termine. Nutrire le fondamenta locali di produzione del sapere.

2 luglio 2007: aereoporto (mattina)

Sono finalmente arrivato ad Addis, con alle spalle tutta la pazzia che c’era a Londra e con la certezza di essere arrivato in un posto piu sicuro!
È stato un arrivo sereno e semplice senza tutte le code tipiche dei nostri sovraffollati aeroporti. Giungo alle porte alle 2 del mattino ed ovviamente, come in qualche modo era prevedibile non c’è nessuno a ricevermi.
Comunque non mi preoccupo, e resto a gironzolare per il desolato aeroporto sino alle 8! Un po impaurito ma molto felice di esserci.
Faccio conoscenza con il solito italiano all’estero (un missionario cattolico basato al sud) ed andiamo a fare colazione al bar. Prendo un caffè macchiato. Il sapore mi inebria, non per il suo gusto strabiliante ma per la acidità del latte usato. Alle 8 riesco finalmente a mettermi in contatto con Vittorio (economista COOPI) che viene a prendermi e mi porta in macchina alla base e dormo, finalmente!

5 luglio 2007: primi passi

È tutto nuovo e mi sento leggermente impreparato sull’acqua ma tuttavia imparo ogni giorno di più. Oggi andiamo alla conferenza WASH (Water Sanitation Hygiene). I commenti in ufficio a riguardo sono stati in linea di massima un po negativi, ma questa sarà una buona opportunità per sporcarci un po le mani nelle strategie locali esistenti.
Sono abbastanza positivo sull’evento che dobbiamo organizzare. Con Giancarlo siamo d’accordo su parecchi punti riguardo l’organizzazione e la sua esperienza pratica si sposa bene con il mio approccio accademico ma sono cosciente che sarà il ‘field’ a mostrarci la realtà.

Per quanto riguarda il resto, la gente qui è incredibilmente cordiale e faccio giornalmente i conti con un mondo nuovo, persone nuove e modi nuovi di vivere la vita.
La lingua è un po difficile e indubbiamente è una barriera. Oggi ho deciso di provare a spiccicare alcune parole in Amarico, o per meglio dire suoni. Mi sentivo un po’ come un comico bambino che parla ma che non viene capito. Per esempio, stamattina al bar ho insistito per chiedere il conto e la cassiera mi ha guardato con un aria cosi divertita che mi sono messo a ridere anche io. Affianco a noi c’era anche un ragazzino che ha trovato la scena supercomica e che educatamente tratteneva una mega risata che alla fine ho stimolato con una pacchetta sulla spalla come se ammettessi che ero proprio uno spettacolo divertente ed è scoppiato in una risata bellissima!

7 luglio 2007: on my way to Sekota – 1

Oggi con Giancarlo abbiamo intrapreso il viaggio in bus per Sekota.

7 luglio 2007: on my way to Sekota – 2

Il viaggio e’ stato un esperienza unica e parecchio rocambolesca.
Sotto suggerimento COOPI abbiamo preso uno dei bus più ‘rinomati’ a disposizione, il famigerato ‘Selam Bus’ giusto per essere sicuri. Tanto e’ che intorno a meta’ viaggio, mentre ci si arrampicava su per una montagna, a quota 3000 metri il motore si e’ completamente fuso e il bus si e’ tutto riempito di fumo. Si e’ creato un fuggi fuggi generale, siamo tutti scesi, e la gente si e’ messa a lanciare sabbia sul motore per non fargli prendere fuoco.

E’ da allora che e’ iniziata la parte drammatica del viaggio. In qualche modo ci hanno fatto salire (correndo) su dei bus(?) pubblici che passavano per strada e che ci hanno portato via Kombolcha, fino a Dessie. Questa e’ stata la strada peggiore, per fare 25/30 KM, tra fermate e guasti minori abbiamo impiegato 3 ore!

Una volta arrivati a Dessie, io ero ormai sfinito ed è qui che ha avuto luogo il mio rito di passaggio.
Dopo aver camminato per un bel pezzo arriviamo all’hotel che ormai era già notte. Usciamo a mangiare qualcosa e per strada incrociamo subito un litigio pesante tra ragazzi. Poi dopo cena andiamo in un internet point e a pochi metri fuori dal negozio viene malamente investito un vecchietto. Un po impressionati decidiamo di tornare all’hotel e di coricarci. Mi viene un bel mal di pancia e sto sveglio quasi tutta la notte. Poi verso le 3 del mattino vengo richiamato da un fuggi fuggi generale di gente che grida e corre nei vicoli che danno sotto la mia finestra fino a che non si sente uno sparo (sembra) e poi tutto ripiomba nel silenzio. Io nel frattempo, stavo già col rosario in mano che aspettavo arrivasse giorno.
La mattina dopo esco attento a sentire cosa era accaduto la notte, ma niente, Giancarlo non ci ha proprio fatto caso, quello dormiva!
Comunque fuori c’è una bellissima giornata e Salomon (autista COOPI) sorridente ci invita a prendere il caffè per poi salire sul Land Cruiser per un altro viaggio di nove ore verso la tanto amata Sekota!

11 luglio 2007: Sekota!

Sono finalmente a Sekota! Oggi mi sono svegliato molto presto. Volevo salutare il paese dove ero appena arrivato, osservare la gente che passava nelle stradine fuori casa e provare a capire per quanto potessi dove mi trovavo.
Poi con Giancarlo ci siamo incamminati verso l’ufficio, ma subito nella piazza in fondo alla stradina di casa notammo che c’era riunita un bel po di gente. In maggioranza erano donne ma non capii subito che cosa stesse accadendo. Mi accorsi pero che doveva essere importante. I bambini che ieri ci accolsero sorridendo e saltando oggi apparivano sommessi e silenziosi. Incerti ci avvicinammo e subito mi resi conto che qualcosa di solenne stava accadendo e appena incrociammo tre donne che piangevano capimmo che si trattava di un funerale.
Nella piazza scorgemmo i preti che con una croce benedicevano la gente disposta a mò di cerchio irregolare. Al centro di questo c’era una donna molto giovane, che dolorosamente sprigionava il suo dolore attraverso dei movimenti che sembravano simboleggiare una lotta disperata contro il destino solenne che le era toccato.

12 luglio 2007

Oggi siamo andati a fare colazione in un piccolo shaibet (casa del tè) che aveva anche una bella terrazzina dalla quale si vedevano le montagne che circondano Sekota. Avevo abbastanza fame ed ho preso uno shai, un triangolo con lenticchie ed un bombolino.

L’organizzazione dell’evento non procede male considerando che non siamo che agli inizi. Ieri senza apparente esito siamo andati all’Health Office. Tuttavia, dalle discussioni è apparso chiaro che l’obbiettivo principale sul quale si deve puntare, se miriamo ad un cambiamento positivo, sono i giovani, definiti dal direttore dell’Health Office come reale forza del cambiamento.

I bambini oggi erano un vero esercito. Stavano per strada e avevano messo in terra un materassino strascicato per fare le capriole volanti. Poi la sera mentre tornavo a casa sono andato a comprare del pane, ma era già buio e non mi ricordavo più la strada. Allora ho preso un bambino tra quelli che mi ronzavano dietro. Dopo vari nomi e gesticolazioni ha capito che volevo del pane e si è offerto di andare a prenderlo. Allora gli ho dato un po di Birr, e affidandomi al suo buon senso lo ho aspettato. Dopo un po’, con sorpresa lo scorgo in fondo alla strada che saltella tutto contento con il pane caldo ed il resto.

14 luglio 2007

Le cose procedono abbastanza bene, e sono abbastanza positivo nell’affrontare le difficoltà di ogni giorno, sopratutto la confusione generale degli uffici, ma non mi sento di giudicare troppo in quanto sono nuovo all’ambiente e abituato ad altri contesti.
Ieri eravamo un bel po stanchi e stressati e abbiamo pensato di andare a divertirci. Siamo andati a ballare il tigrigna in una delle bettole che stanno in centro. Per me è stata un’esperienza rincuorante. Non appena siamo entrati si è aperto un luogo che non mi aspettavo esistesse qui a Sekota. Era illuminato con delle lucette (di natale) che lampeggiavano e con la musica a tutto volume che rintuonava. Era bellissimo. La gente era molto ospitale e ballavano tutti a più non posso. La maggior parte erano ubriachi fradici. Un tipo ubriachissimo cercava di parlarmi in amarico, non ho capito assolutamente niente e dopo essermi beccato due o tre sputacchi mi sono dileguato ed ho iniziato a ballare da scatenato anch’io.

20 luglio 2007

Anche oggi ci sono problemi con i computer COOPI, allora ho deciso di prendere il toro per le corna e sono andato alla ricerca di un computer center. Ne ho trovato uno che per fortuna funzionava e ho potuto mandare gli updates in Sardegna.

Ieri abbiamo accompagnato Vittorio a prendere l’autobus per Addis. Partiva alle 4 del mattino sicché abbiamo deciso di restare svegli tutta la notte.
Siamo stati in giardino a guardare le stelle. Per fortuna non era nuvoloso e la luna era cadente e le stelle erano speciali e tante. La prima volta che le vidi fu quando andando al cesso alzai mezzo addormentato la testa e allora ebbi come uno shock quando notai il loro splendore.
Non vedo l’ora che ci sia la luna piena per vedere quanto illuminerà il villaggio.

Stamattina ho fatto colazione al solito shaibet con shai e bombolino. Tra un po’ andremo a pranzo ma io non ho tanta fame. In più oggi a pranzo non c’è carne. Ogni Mercoledì e Venerdì si fa digiuno, allora prenderò pane con qualche impiastrino di ceci o qualcos’altro.

Oggi per la terza volta il vagabondo matto del villaggio, un ragazzo vestito di stracci e maltrattato da tutti, ha cercato di attirare la mia attenzione. La prima volta provo a mettermi metà limone nel collo e la seconda un pezzo di carta. Questa volta ha cercato di toccarmi in modo brusco allora non sapendo che dire in amarico gli ho detto in Italiano di non rompere le palle.
Insomma in qualche modo vuole essere visto e notato. Sicuramente si potrebbero capire tante cose da lui e da chi gli sta intorno.

23 luglio 2007

Ieri siamo andati in gita verso sud. C’ero io, Giancarlo, Samantha e Desta (Aiutante COOPI).
Durante il tragitto ci siamo fermati a fare colazione in un villaggetto di passaggio dove c’era gente poverissima ed un sacco di bambini. La colazione è stata modestissima. La padrona dello shaibet camminava seguita costantemente dalla figlioletta piccola che era davvero uno spettacolo da vedere. Era super contenta che ci fossero ospiti ed ogni volta che aprivamo bocca ci guardava come fossimo alieni venuti dallo spazio.Ad un certo punto Giancarlo ha provato a chiederle come si chiamava ma lei è scoppiata a piangere. La mamma ci ha sorriso ed è andata a consolarla e lei dopo un po’ è tornata ancora più curiosa di prima.

Ci siamo rimessi in viaggio e più o meno a 90 Km da Lalibela la macchina è stata come inghiottita da un pantano di fango e quando siamo scesi per vedere cosa era successo siamo sprofondati fino al ginocchio! L’ho vista brutta, ma per fortuna non lontano da noi stava un gruppo di manovali che spetravano la strada. Per loro è stato come un scherzo. Con una scaltrezza unica sono entrati nel pantano e con foglie e tronchetti in cinque minuti sono riusciti a svincolarci.
Per ringraziarli gli abbiamo offerto un po’ di soldi. Erano pochi ma sicuramente contavano per più di una settimana di lavoro e dopo dieci minuti, quando siamo ripassati nel sito dove lavoravano, non c’era più nessuno. Sicuramente erano andati a festeggiare e brindare alla nostra salute!

25 luglio 2007

Il lavoro procede, e anche se tra tante difficoltà, non disperiamo e la voglia di realizzare questo bell’evento ci dà la forza di insistere.
Anche il tempo non sembra sorriderci. Oggi sta piovendo cosi tanto che non sento nemmeno il walkman che ho alle orecchie o persino quando parlo con Giancarlo!
La pancia sembra sistemarsi un po grazie ai fermenti, ma mai dire l’ultima parola!

Oggi mentre prendevamo il caffè in un bar, in mezzo al viale stava una donna esile e visibilmente malnutrita che aveva un bimbetto piccolo sulla schiena.
Notammo che continuava a stare fuori, ferma in silenzio, in una sorta di silenziosa richiesta di aiuto. Dopo un po Samantha le chiese di avvicinarsi e di sedersi nel tavolo a fianco a noi. Poi le domandò che cosa avesse gradito da mangiare. La donna timidamente chiese la pietanza tra le più umili e modeste alle quali si possa pensare, il cibo dei poveri, e cioè pane e shai.
Dopo aver finito si sistemò il bimbetto sul grembo. Era nudo sporco e malaticcio. Provai una tristezza enorme. Mi colpì il modo rassegnato in cui questa donna esile portava con se una vita nuova che anch’essa forse non sarebbe potuta durare a lungo.
Quando finì di mangiare, con una certa dignità tutta Etiope fatta di riserbo e pacatezza, prese un panino, se lo legò in vita, si rimise il bimbo sulla schiena e si rimise in cammino per chissà dove.

28 luglio 2007

Vi sto scrivendo da Mekele’ e sono qui con altri membri per il matrimonio di Silvia una ragazza di COOPI.
Mekele’ è una cittadina di 400.000. E anche se pure qui c’è molta povertà, essere arrivato da Sekota mi dà come la sensazione di essere in una metropoli con tutte le comodità. Qui ci sono negozietti, botteghe, possiamo comprare roba da mangiare buona, pasta, formaggio etc. e possiamo anche cenare bene in ristoranti che fanno carne buona e bistecche… obbiettivo principale in questi tre giorni sarà mangiare, mangiare, mangiare

30 luglio 2007

Siamo tornati oggi da Mekelè. Eravamo lì per il matrimonio di Silvia. È stato molto bello, sopratutto il giorno dell’arrivo e la sensazione di essere di nuovo nella civilizzazione o per lo meno quella che faceva comodo a noi.

Il matrimonio è stato davvero bello ed è avvenuto secondo il rito tradizionale del Tigray.

Ci siamo tutti incontrati la mattina presto, noi italiani di COOPI ed alcuni amici stretti dello sposo, fuori casa della sposa e da lì siamo partiti tutti quanti per festeggiare, fare chiasso, ballare e cantare. Eravamo proprio un sacco. Stavamo su macchine, pulmini ed ogni altro tipo di mezzo, una sorta di armata Brancaleone con la gente che spuntava dai finestrini o che era ammassata nei cascioni delle jeep in posizioni che spesso sembravano voler sfidare la forza di gravità.

Eravamo molto comici e per strada la gente partecipava in modo davvero entusiasta. Quando passavamo i bambini ci rincorrevano per un bel pezzo sino a che non si stancavano, erano felicissimi e anche noi ci siamo davvero divertiti un mondo.

Dopo aver scorrazzato per bel po’ ci siamo diretti verso il parco per piantare degli alberi. L’atto in sé ha un significato propiziatorio ma è anche un segno di amore e rispetto verso la vita. Infatti nel Tigray tradizionalmente ci si congratula con gli sposi augurandogli che il loro amore e la loro famiglia sia forte e solida come le radici di un albero. Tuttavia mi hanno spiegato che l’atto di piantarli è abbastanza nuovo e viene fatto oggi in accordo con una guida governativa mirata a rinfoltire le zone boschive etiopi.

Comunque, dopo questa sorta di processione ci siamo diretti verso la vera festa che si teneva sotto un tendone enorme dove c’era musica, ballo, e cibo!
Appena entrati mi è venuto un colpo. Era pieno di gente, intorno ai 1000 se non di più, ed eravamo tutti ammassati li dentro! All’inizio ti sembrava di non riuscire a respirare, tuttavia, a parte noi nessuno dava segno di essere in sconforto e allora ti adattavi e ti concentravi più sul divertimento che altro.

A meta festa però purtroppo inizio a diluviare e dentro il tendone si riempì tutto d’acqua e in terra si potevano vedere i fili dell’alta tensione che galleggiavano! Allarmati che potessimo restare fritti, noi di COOPI siamo subito usciti. Siamo stati fuori per un po ma poi dopo che l’acqua era stata riassorbita, siamo rientrati a ballare.

Verso sera tardi, ormai stanchi morti, ci siamo incamminati verso casa con la speranza di poterci finalmente fermare e rilassarci un po. Ma ci sbagliavamo! La notte ci si doveva incontrare a casa della sposa per un ultimo rinfresco, un ballo, gli ultimi auguri e saluti e per il fatidico e tanto atteso lancio del bouquet, solo che in questo caso si usò un carotone, e siccome non accecò nessuno, sono sicuro che a chi l’ha acchiappata avrà portato sicuramente bene!

02 agosto 2007

L’organizzazione dell’evento sta procedendo abbastanza bene e oggi verrà l’illustratore ed un rappresentante dell’Health Office per discutere il materiale del manuale e vedremo che diranno e sopratutto cosa propongono.

Gli unici grossi problemi che abbiamo sono con il budget. Abbiamo in effetti oltrepassato il limite previsto. Speriamo bene, altrimenti ci toccherà tagliare parecchio.

Le piogge continuano, però stavolta iniziano puntualmente la sera verso le 9-10 e delle volte durano tutta la notte. Ieri abbiamo fatto una mega mangiata a casa nostra. Ci siamo divertiti parecchio anche se alla fine abbiamo giocato a carte, un gioco nuovo che non conoscevo e mi è andata un po male.

Piu tardi …

Stamattina è venuto l’illustratore e ci ha mostrato le sue nuove illustrazioni e devo dire che sta facendo un buon lavoro.

Mentre per strada, camminavamo insieme verso l’ufficio COOPI mi ha parlato tutto il tempo ma purtroppo non ci ho capito un granché. Ma una volta arrivati in ufficio, seduti nel cortile, abbiamo parlato e discusso un po’ dell’importanza del suo lavoro e abbiamo finito con parlare di Leonardo da Vinci e questo l’ho trovato parecchio curioso. Per la prima volta ho avuto la sensazione che abbiamo comunicato e ho percepito quel sentimento che aspira al raggiungimento della bellezza ‘artistica’.

Domani ci rivedremo!

05 agosto 2007

L’altro giorno abbiamo selezionato le immagini ed il testo da introdurre nel manuale.
Le immagini sono ok ma il testo datoci dall’Health Office è un po troppo sbrigativo.
Abbiamo poi chiamato Makelè per avere un preventivo di stampa ed è stata una confusione totale. Questa sarà priorità assoluta per lunedì per poi prendere una decisione finale a riguardo.

Ieri siamo andati in gita/lavoro nella woreda (provincia) di Sekota in un villaggio di nome Dehana. Siamo stati molto bene e qui ho mangiato il più buono Derek Tebs (pezzetti di capretto fatto in padella) da quando sono arrivato.
Rimango ancora sorpreso dal fatto che nonostante la gente sia poverissima è sempre cordiale, con degli occhi bellissimi che esprimono tanta speranza nel futuro, ed è proprio questa la forza che mi arriva, il fatto che sono loro i primi a crederci.

Nel pomeriggio, siamo andati con i ragazzi dello staff locale a prendere un caffè. Abbiamo chiacchierato un po’, poi al nostro tavolo si è avvicinato un ragazzo interessato a sapere cosa facessimo in Etiopia. Dopo aver risposto ci ha detto: “Se noi andiamo nel vostro paese puliamo le strade ma voi venite qui come esperti e fate lo sviluppo”. Lo ha detto in modo un po ironico con un sorriso di chi diceva una cosa ovvia e che non esigeva nessuna risposta se non un cenno di consenso.

06 agosto 2007

I Dub Travellers, Ilario e Giangiacomo, hanno finalmente confermato il loro arrivo. Portano parecchio materiale e la mia preoccupazione è che gli facciano problemi alla dogana. Speriamo che tutto vada bene e che COOPI faccia del suo meglio a riguardo.

Oggi abbiamo anche risolto delle buone faccende di lavoro. Le immagini sono ultimate il che ci permette di concentrarci sulla formattazione grafica del manuale. Il testo da accomunare va un po migliorato ma noi non possiamo farlo direttamente e ci servirà l’aiuto del traduttore e anche questo richiederà considerevole impegno. E finalmente siamo riusciti a raggiungere un accordo riguardo la stampa del manuale e abbiamo deciso che Makelè è la migliore opzione a disposizione.

08 agosto 2007

Ieri, insieme con il gruppo degli Ingegneri Senza Frontiere di Padova siamo andati in un villaggio nella zona nord della woreda di Sekota.
Il villaggio stava a 2600 m, sperduto tra le montagne. Il paesaggio era bellissimo, e super silenzioso, al punto che anche Sekota pareva essere caotica.
Non appena arrivati e scesi dal Land Cruiser eravamo tutti un po allo sbaraglio in versione ospiti inaspettati. Dopo un po di perlustrazioni e dopo aver chiesto il permesso agli agricoltori di fare dei rilievi geofisici nei loro terreni, ci è stato dato l’ok e ci si è incamminati verso i campi.
Arrivati sul posto gli ingegneri hanno iniziato a sfoderare tutte le strumentazioni. I ragazzi che ci stavano intorno erano davvero curiosi di ciò che stava accadendo e ci tempestavano di domande, interessati a sapere chi fossimo e cosa pensassimo della loro cultura e dell’Etiopia. Due domande ricorrenti che sottolineavano la voglia tenace di conoscere il mondo che esiste al di fuori del loro.

Comunque l’atmosfera era molto rilassata, e si rideva e scherzava. La scena più comica penso sia stata quando uno degli ingegneri venne a riposarsi con noi sotto l’albero. Ma ahimè, proprio dove scelse di sedersi stava uno spuntino di pietra che lo disturbava.
Mai fosse stato! Quasi per gioco iniziò a spolverarla per poi iniziare a cimentarsi in una sorta di escavazione. Dopo dieci minuti che spetrava, i ragazzi che ci stavano intorno iniziarono a trovare il fatto piuttosto divertente, ma uno di loro si impietosì e si offrì di aiutarlo. Fattostà, dopo un quarto d’ora di scavi riuscirono, con applauso generale, ad estirpare quello che ormai era diventato un vero e proprio masso. Inutile dire che ormai non ci si poteva più sedere e che al posto della pietra si trovava un bel fosso, quasi che l’acqua sembrava la volessero trovare prima loro degli ingegneri!

14 agosto 2007

Finalmente abbiamo mandato in stampa il manuale. Sono contento che tutto il lavoro fatto stia avendo dei risultati concreti.

Oggi siamo andati in montagna a visitare due villaggi. Scopo del viaggio era vedere la situazione igienica nelle zone rurali. Eravamo in compagnia delle assistenti sanitarie che lavorano in questa zona.
E’ stato molto interessante, e finalmente ho visto da dentro come vivono nei villaggi rurali. In uno di questi era davvero bello. Per arrivarci si è dovuto camminare un bel po, tra fango e fiumicciattoli, ma ne è valsa la pena. Il paesaggio, a più di 2300 metri era bellissimo. Siamo nel mezzo della stagione delle piogge e le montagne che ci circondano sono imponenti e verdissime e ogni tanto si potevano vedere branchi di scimmie che scappavano cacciate via dai contadini.

Gli abitanti del villaggio che abbiamo visitato vivono con molta semplicità. Sono a stretto contatto e in simbiosi con la terra che abitano immersi nella natura che li pernia di vita e di morte e tutto sotto il manto del loro Dio, al quale sono estremamente devoti.
Le capanne che abitano sono molto semplici e carine. Alcune sono adornate sia dentro che fuori con delle semplici grafiche circolari e con degli oggetti rurali fatti di legno o con dei gusci di uovo.
La prima sensazione che ho avuto non appena sono entrato in una, è stata quella del senso di unione collante che si vive al suo interno. Si vive e si dorme insieme in uno spazio comune dove si mangia e si cucina.
All’esterno ci sono i soliti animali domestici. I cani, le galline, le mucche e gli asini che girano liberi per i viottoli o che trovi proprio fuori dall’uscio di casa, alle volte facendo i loro bisogni.

Le latrine vengono di solito costruite nel retro delle capanne all’estremità degli orti. Vista la situazione in cui vivono, le assistenti sanitarie hanno fatto davvero un bel lavoro. Da quello che ci hanno detto, è molto dura riuscire a persuadere la gente, soprattutto nelle zone rurali, a costruire le latrine. Gli abitanti spesso non si spiegano, ne accettano il fatto che si debba costruire una casa per la ‘merda’.
Tuttavia, proprio perché vanno di villaggio in villaggio e possono discuterne e spiegarne le ragioni sempre più famiglie decidono di costruirle.

Mentre eravamo all’interno di una capanna e si parlava con una famiglia sul perché avessero deciso di costruire una latrina, la madre stava attenta che il figlioletto piccolo stesse ascoltando e imparando, ma purtroppo a me sembrò che fosse molto più interessato a scoprire chi fossero mai questi strani personaggi che erano ospiti a casa sua.
Dopo aver parlato per un po’, il capofamiglia ci invitò a bere della tella (una bevanda alcolica tradizionale ottenuta dal fermento del teff). L’ultima volta che ne bevvi, al matrimonio di Sara, stetti male per tutto il giorno, ma per fortuna questa volta mi bagnai solo le labbra, giusto in segno di rispetto.
Poi arrivò la moglie che mise su un paio di cesti per terra e ci portò del pane buonissimo che assomigliava ad una piadina enorme e un vassoio di fave arrosto, buonissime anche queste.
Nonostante fossero poverissimi sono stati davvero ospitali e generosi. E questo è quello che ricorderò di questa gente. La semplicità della loro vita, la pace che ho percepito, la loro povertà estrema ma non una traccia di miseria umana.

16 agosto 2007

Oggi stavo pranzando con un amico etiope che si lamentava di avere un po di mal di testa. Io per sdrammatizzare gli dissi che forse era solo un po di stress. Lui mi guardò dubbioso per un attimo e poi mi chiese un po preoccupato ‘Stress!? Che cosa è stress?’
Fui sorpreso ma poi rimasi davvero contento della domanda. Ne farò tesoro. Non me la scorderò

17 agosto 2007

Dopo pranzo, mentre prendevamo il caffè in un bar della piazza abbiamo incrociato un vecchietto agricoltore conosciuto nei campi di uno dei villaggi dove siamo stati pochi giorni fa.
Ci siamo salutati e scambiati le solite cortesie tradizionali di rispetto e lo invitammo a sedersi insieme a noi.
Chiacchierando ci disse che per arrivare fino a Sekota si fece tutta la strada a piedi, circa quattro ore, e questo solo per comprare del berberè (polvere piccante usata per x cucinare e condire quasi tutti i loro cibi).
Dopo ci ha un pò raccontato del suo passato. Ci parlò degli Italiani, della guerra contro il Derg e di quella contro l’Eritrea e delle carestie terribili che afflissero la sua terra e che portarono alla morte centinaia di migliaia di persone. Quando ne parlò sembro ricordarsi delle sofferenze e nel viso si segnò un espressione orripilante, che mi spiego molto piu di quanto si possa leggere nei libri.
Mentre ci raccontava, notai che nella gamba destra aveva una escoriazione sanguinante e che attaccate ad essa stavano delle mosche, alle quali lui proprio non faceva caso. Sembrava proprio che per lui quell’imprevisto igienico fosse del tutto comune e che era molto più interessato a nutrire la nostra conversazione.
Era molto soddisfatto di averci incontrato e del fatto che ci ricordassimo del suo villaggio e di lui.
Ci salutammo con tanto affetto, ci augurammo tanta buona fortuna per il futuro dopodiché penso si incamminò per la lunga strada del ritorno.

20 agosto 2007

Il giorno dell’evento è ormai alle porte, tempesta prima del sereno! Oggi è finalmente arrivata la tanto attesa banda dei tamburini sardi! Una visione, pieni di strumenti, bagagli, sorrisi un po’ spaesati e anche la tanto attesa salsiccia sarda e il pecorino!
Per loro sara stato sicuramente uno shock, ma sicuramente una bella avventura. Per ora sono stati allocati un po sparsi nelle due guest house COOPI. Stanotte Ilario dorme da me e Giancarlo invece Teresa, Valentina e Giangiacomo dormono nella famigerata guest house vicino all’ufficio COOPI.
Benvenuti a Sekota!

22 agosto 2007

Il conto alla rovescia per l’evento è ormai prossimo alla fine. Nel frattempo, l’aria di festa si è ormai impadronita della città di Sekota.
Siamo in piena Ashenda, una festa popolare pagana che celebra la figura femminile e la fertilità. Tutti gli abitanti, i contadini e le donne della woreda di Sekota fiottano in città per manifestare la loro partecipazione con musica e canti.
Le donne sono vestite con dei bellissimi e semplici costumi di cotone bianco ornato con dei ricami colorati. Si organizzano in piccoli gruppetti muniti di strumenti musicali ed in questi due giorni girano per il villaggio chiedendo un offerta simbolica, di casa in casa e di ristorante in ristorante e cantano delle canzoni dedicate alla fertilità della terra, alla sua ricchezza e poi…ho scoperto, dedicano anche un paio di strofe finali a chi hanno di fronte, del quale contemplano la bellezza!

Oggi al ‘ristorante’ siamo appena riusciti a mangiare. A rotazione eravamo sempre assediati dalle cantastorie. Simpaticissime ma molto insistenti, tanto che delle volte i ristoratori, con rispetto chiedevano alle ragazze di avere un po di riguardo verso gli ospiti.
Ad un certo punto mentre chiacchieravamo a voce alta tra di noi, Giancarlo esclamò a tutti un qualcosa che non ricordo, e d’improvviso tutto intorno piombò il silenzio, la musica si fermò, i balli si interruppero e le ragazze lo fissarono tutte. Forse erano convinte che avesse detto qualcosa di curioso, o qualcosa di importante oppure di offensivo (non si sa!).
Per un attimo non sapevamo che fare, ma poi, resoci conto dell’assurdità della situazione, sia noi che le ragazze, scoppiammo in una risata clamorosa e subito via di nuovo con i canti, e questa volta l’offerta non si poteva negare!

23 agosto 2007

Domani è il giorno del nostro evento ma oggi è tutto dedicato all’Ashenda. Per il paese si respira un aria di festa e di allegria. Fin dal mattino si possono incontrare per strada numerosi gruppetti di ragazze che cantando ti fermano finché non lasci un offerta simbolica.
La sera poi c’è stato lo spettacolo finale di chiusura. È stato davvero bello. La scena che più mi rimarrà impressa è stata l’armoniosa partecipazione attiva sia della maggioranza Ortodossa che della minoranza Mussulmana che sul palco recitavano a turno dei poemi atti a celebrare la bellezza della loro fede. Un atto che mi è apparso molto spontaneo e che, anche se ha delle solide radici storiche risalenti a quando l’Etiopia diede rifugio nel 614 ai Mussulmani in fuga da La Mecca, l’ho presa come un importante lezione di rispetto reciproco.

Noi dal nostro canto continuiamo a darci da fare per gli ultimi preparativi. Ilario e Giangiacomo si stanno dando parecchio da fare con le registrazioni. E anche se in molti erano piuttosto dubbiosi sulla riuscita dell’idea, l’arte e la musica ancora una volta dimostrano di essere terreno fertile e punto d’incontro tra le culture del mondo!

24 agosto 2007

Oggi è stato il giorno in cui si è celebrato il tanto atteso e preparato evento sull’acqua e sulle pratiche d’igiene ad essa correlate, ed è stato un successo.
E’ stata per me un opportunità per scoprire e conoscere un po più a fondo un villaggio speciale, vivo, attivo; ben distante dalle idee che ci eravamo primordialmente fatti di Sekota come luogo desolato e soffocato dalla povertà.

Tutta un’altra storia. Oggi si è ballato, cantato, suonato, ascoltato, recitato e riso.
Gli abitanti di Sekota hanno dimostrato di essere presenti, vivi ed erano entusiasti di poter esprimere la loro creatività al fine di un bene comune.
I musicisti hanno composto delle canzoni dedicate all’acqua e queste erano accompagnate da delle bellissime danze. I ragazzi del circolo culturale hanno scritto diverse commedie che rappresentavano situazioni quotidiane di mancato rispetto delle norme igieniche basilari, e anche se con una risata finale, ti portavano a riflettere sull’amara realtà che si vive.
Ci sono poi state le interviste alle operatrici sanitarie che hanno spiegato il perché e il come sono riuscite a convincere i contadini a costruire le latrine e poi ci sono state le premiazioni dei giovani che hanno composto sia delle poesie che dei brevi racconti atti a parlare del bene dell’acqua e riflettere sul tema dell’igiene.

Ed infine, come sempre, ci sono stati anche loro, i piccoli enormi abitanti di Sekota: i bambini!
Con il loro amore, la loro forza, hanno reso questo evento una vera e propria esperienza di vita e se lo sono davvero vissuto fino in fondo ed hanno permesso a tutti noi di carpirne l’importanza.
Non gli importava delle sferzate dei poliziotti che piovevano da ogni parte. Loro si sono comunque scatenati e divertiti e forse sapevano più, e meglio di chiunque altro, che oggi non ci poteva essere ne il tempo ne la voglia di fare altro se non godersi la meraviglia che stava accadendo.

Grazie!

26 agosto 2007

Siamo ormai giunti alla fine di questo soggiorno a Sekota.

Ieri notte mentre rientravamo a casa ho voluto salutarla, in silenzio, mentre il villaggio ‘riposava’. Allora ho rallentato il passo e sono rimasto un po indietro, e l’ho guardata, come negli occhi, per l’ultima volta e mi è scesa una lacrima.

Ricorderò la tenerezza e l’ospitalità della sua gente, i bambini, tante volte insolenti ma vivi e con un cuore che non puoi scordare. Le nonnine esili con sulla schiena le fasce di legno da portare a casa, le mamme giovani con il pargoletto in schiena che bellissime ti sorridono. I ragazzi presi per mano che si abbracciano e si accarezzano e ti fanno sentire che sono vivi.

E anche se Sekota è tanto altro di più di quello che ho raccontato, questo mi ha toccato e questo mi resterà nel profondo dell’anima.

Ciao Sekota e grazie!

Marco Altea

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